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Le piccole risposte

“Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte”
È il titolo di una poesia di Wislawa Szymborska, una poetessa e saggista polacca.

Sono sempre stata convinta che, al di là delle interpretazioni ufficiali e delle analisi del testo, le poesie vadano “sentite”, fatte nostre.
L’interpretazione e la sensazione che scaturisce da esse può essere molto diversa per ciascuno, e cambiare anche nel corso della vita, a seconda ci ciò che viviamo.

Quello che mi evoca in questo momento storico, ad esempio, è diverso da ciò che sentii quando la lessi la prima volta.
Oggi che vivo in isolamento, che leggo di giorno in giorno l’aumentare di morti, che conduco un’esistenza così monotona eppure accompagnata in sottofondo da una paura che però non emerge e rimane un ronzio fastidioso e soffuso. Oggi che mi infastidisco di tante piccolezze e rinunce eppure sono anche consapevole della tragedia e dolore che si consuma in altre cento, mille case.
Oggi questa poesia per me ha un significato diverso.

Oggi pubblico queste foto, fatte al volo nel giardino di casa, con gli abiti che già avevo, senza un tema, una location, un attento piano editoriale. E penso a quanto siano banali eppure piene di luce, a quanto i fiori mimosa siano così semplici ma la loro moltitudine sembri magnifica come una cascata d’oro.
Penso a tutte le cose piccole e normali che non sono niente ma costellano la nostra esistenza e la adornano.
Tutte quelle piccole risposte che non basteranno mai a risolvere una grande domanda, ma che nella loro moltitudine piovono sull’aridità del dubbio e della confusione e fanno fiorire il giardino dei nostri pensieri e delle nostre vite.

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.

Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.

Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.

Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finchè vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.”

Maria Wislawa Anna Szymborska

Foto di Elia Pizzocolo

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